Design I (o Gli amanti del)

Gli amanti del design sono persone
capaci e risolute; professionisti
riusciti e felici, hanno risolto (di solito)
il problema della casa – il problema
della proprietà, intendo (chi mi capisce
sa bene di cosa parlo!); per questo
con animo sollevato e maturo,
possono occuparsi di quali forme
e colori dare alla propria abitazione
e poter così invitare amici e colleghi;
i quali, grati, portano piatti fatti in casa
e bottiglie da stappare, in cene eleganti
e soft, candele accese e colti sottofondi
musicali, discussioni intellettuali dal vago
sapore retrò (e un margine di popolare,
che non fa mai male): loro, professionisti
tutti, riusciti e felici; non come me,
che vivo delle braccia
e la notte scrivo – svogliato.

Mi viene alla mente quella coppia
conosciuta anni fa al Pigneto.
Ballavano tango e fumavano sigari,
suonavano il pianoforte e parlavano
di conflitti politici in paesi lontani;
simpatici e sagaci, padroni di casa
veri e gentili, anche se distaccati.
Le dinamiche di classe erano evidenti,
così come le mie mancanze (sopratutto
di posizione e denari e ambizioni).
Sono rimasto qualche ora, mangiando
con gusto ma senza darlo a vedere:
l’atavica fame di figlio del populino
deve mantenere un certo riserbo dopotutto.
Il proprietario ha dibattuto a lungo
su un appunto che avevo fatto e concluso
il discorso con una battuta a effetto
che tanto ha divertito; se lo poteva
permettere, lui, l’aspetto regale,
vivo e brillante; era un intellettuale,
nel senso vero intendo, che vive cioè
del suo lavoro cerebrale; non come me,
che vivo delle mie braccia e scrivo la notte
di nascosto e un poco mi vergogno.

Ed io, che non sono più sincero
sulle mie frustrazioni e fingo nuovi
sogni, di design non mi posso occupare,
che confondo un muro maestro da un cartongesso,
e per questo giravo all’aperto la notte
come un camaleonte ignorando ed ignorato,
camminando senza curarmi se freddo e vento
cadevano dal cielo o avessi qualcuno di lato.
In quel tempo, non avevo amori,
o solo mezzi amori, ed era un guaio,
perché la solitudine mi era incolmabile,
ed il freddo passava la giacca, la maglia
e credo passasse anche la pelle, le ossa;
un piccolo amore sarebbe stato un bell’inganno
per la mente (ed il cuore). Meglio ancora,
un bell’appartamento, per certezza e calore!
– meglio perfino di un intero amore (sicuro!).
Ma chi se lo poteva permettere. Chi se lo può
tutt’ora permettere! Non certo io,
che vivo delle mie braccia e la notte
scrivo – lottando col terrore.

Gli amanti del design sono persone
capaci e risolute; han risolto (di solito)
il problema della casa – il problema
della proprietà, intendo; non come me,
che progetto e sogno e mai m’impegno,
e la notte scrivo, quasi piangendo.

[2012-15]

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