Estate III

Veniva la sera,
era l’ora perfetta
per tirare il fiato, fatto
a quel tempo di polvere
e sudore, di uno stanco lavoro
giornaliero in magazzino,
a estate esplosa, scomposta
e tirata dall’afa. Mi diceva (la sera):
«Esci! Esci su! Andiamo facciamo
usciamo!: cerchiamo insieme
quello per cui tanto ti affanni e preghi:
è estate, non si spreca una stagione simile!».
Ma rientrando poi a casa, ogni volta,
a notte fonda, quanto mi sentivo cretino!
la sveglia alle sei – dopo poche ore.
Quanto diventava un inganno,
quell’incedere sibillino sentito,
esattamente come il fresco che trovavo
al mattino. «Bel fresco», mi dicevo.
Già per l’ora di pranzo mi calava
un sonno vivo nel caldo soffocante
di mezzogiorno, senz’aria né sollievo
con ancora quattro ore di lavoro! Eppoi il ritorno!
Questa è stata una delle mie estati.

[2013]

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