Voltaire

Già penso a fuggire!, e non saranno

nemmeno cinque minuti buoni che sono arrivato!

Le finestre, oh come le desidero;

guardo fuori, mi dovrei trattenere: un cespuglio,

la campagna, il cielo già buio per l’arrivo

della sera: come m’interessano (ora)

più di ogni altra cosa, come m’invitano a raggiungerli;

le ombre correre, le luci brillare, le auto lontane:

sento più vicino a me il rumore di quel vigneto laggiù

che i discorsi in questa stanza;

Oh ci fosse stato G.,

sarebbe stata tutt’altra cosa; sai che risate,

col nostro modo di fare finisce tutto in parodia (una salvezza?).

E la portata in arrivo non mi distoglie dai miei piani:

sono semplici e precisi: sempre gli stessi: fuggire e ancora fuggire!,

al più presto e al meglio: spirito di conservazione, si vuole.

Ricordo, tempo fa, quando meditavo ben altre fughe:

certezze più vere, età più verdi, motivazioni chiare: Italia addio!

Ma di che fuga parlo, invece, ora, tra un primo e un Corvò?

Che sarà mai, ora? A vent’anni, allora sì! (con tutti

gli squilli di tromba e gli onori) sarebbe stata una fuga;

sapevo bene dove andare, bene cosa salvare, quali soddisfazioni avere;

energie da spendere, un passato da riempire (e l’avrei riempito,

diamine!), fuggendo, felice di dire: “Mi salvo da solo, io!”.

*

Alla terza portata, il momento d’imbarazzo:

è stato nella calca della discussione, fra il brusio

della camera e il silenzio improvviso piombato dall’alto;

sarebbe stato il momento adatto: mi sarei alzato in piedi,

e citando con freddezza qualche aforisma attribuito chessoio

a Voltaire («Non sono d’accordo con quello che pensi,

ma darei la vita per che tu lo possa dire»)(«tutta la saggezza

dei libri non eguaglia il piacere di un caffè con un amico»),

mi sarei guadagnato la serata (che poi, a quanto pare – dicono

Voltaire aveva un pessimo carattere: irascibile, immaturo,

dispotico verso la povera moglie, cinico ed egoista)

(ma si può, un classico!) (tutti questi bei busti da Olimpo,)

(ma c’è ben altro nella pagina, nella vita privata):

un gesto così da dare la sensazione agli altri: lui c’è, questa sera.

Giocherello col tappo, aspetto distratto l’ora di andare via

intanto mangio – e di gusto – son mica fesso; e mentre voi vociate

sulle vostre sedie, con in mano una posata, ripenso di nuovo,

con nostalgia, a fughe mai fatte, viaggi mai eseguiti, a donne mai amate,

e lo faccio con la nostalgia propria di viaggi veri; è mai possibile?

Porta a queste meraviglie un desiderio inappagato?

Può questi miracoli una vita inespressa?

Sì sì, la frutta la salto, mi prendo i saluti e scappo.

[2009]

Questa voce è stata pubblicata in Dizionario dei miti d'epoca e contrassegnata con , , , , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...