Amici miei (Storia e poesia)

Amici miei,
protagonisti in prestito e mascherati,
fermo e indeciso,
tra il dolore e il piacere,
vorrei confessarmi:
manifesto il distacco tra individuo e
Storia – la meccanica del disinteresse
(perfino senza colpe chissà?) –
col discorso vivace e senza artifici;
cerco il buono, e il vero, e il basso
(e ricordo di quando siamo venuti assieme – lei e io,
con tanta grazia – gridando) (un fuoco di paglia);
ritrovarmi un poco, e fare pace col passato –
non vi ho mai raccontato fino in fondo; difatti vado avanti –
essere presente a me stesso, alla realtà
legato, il viso e le braccia; (questo)
è un lavoro sul linguaggio, scelto
e curato – scarto l’aulico e l’arcaico – pensato
per un segno nobilmente popolare,
funzionale alla vitalità di una
poetica sacrosanta (un rischio, il pop).
Affidatevi al gioco delle finzioni
e tutto sarà credibile.

(Storia e Poesia, sarà
possibile un unione
fra sassi e cerimonie?
Le dita son le mie!
Non ho nemmeno un’assicurazione
sulla vita (né sulle dita).
– ripensa alla Poetica:
fuori luogo sì – e sebbene
luogo comune – fa sempre
il suo effetto citarla: pare
non se ne possa fare a meno.
«Dunque nella Poetica, vi dicevo…»)

[2008]

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