Amo Zola (Letterati e indifferenti) pt.2

Traduco bene e traduco a modo mio
(il nuovo Nuovo Principe sono Io).

Oh Èmile, a cosa è servito il tuo sacrificio
se quel che resta è il solo realismo:
alcuni l’hanno presa persino a dottrina!
E l’uso sociale? Il coraggio? Il sano populismo?
La fede nell’umanità? Mi chiedo, a cosa è servito.
Il tuo messaggio è andato perso e dato per scontato:
non c’era un torto peggiore da farti subire
(visto al tuo buon Cézanne, che trattamento? E
che rivincita?). Questo non mi stupisce (aria nuova!)
e mi convince sempre più a fidarmi di
ciò che viene dal basso (seguo il mio istinto).

Dal basso,
vedo nascere ogni discorso nuovo e interessante
(e vivo!): niente paternalismi con la massa:
sono contro chi scrive popolo solo come un sostantivo!
I partiti hanno terminato il loro compito storico:
gli intellettuali non hanno più respiro:
la società civile ha in mano il proprio destino:
ma saprà farsi democrazia distribuita (e naif)?
Ah! quante mancanze al di qua delle Alpi:
tutto ciò risveglia in me quel senso
tanto assopito (il coraggio) (della letteratura) ma
a cui non concedo più la libertà di agire:
sì lo confesso: io smetto, Èmile: ho paura a scrivere:
un populismo artefatto in giro – un’arte opulenta –
e una vita sbagliata mi frenano: ho paura di scrivere:
vivo con dolore l’esperienza dell’espressione: feroce come un nazista
(solo bianco) (solo nero) io taglio (diceva così il mio amico);
ogni giorno sempre più con sollievo rinuncio
a una fatica che non so più accettare (trema ancora la mano!).

Oh Èmile, sarei così florido;
devo lottare quotidianamente con la sterilità dell’animo
(ma io ricordo com’era vitale, forte e potente,
come mi trascinava – era un colpo! – un tempo);
sarei così florido, ma devo lottare contro quest’aria pesante
che nuoce alla Gioia; quotidianamente contro l’apatia
degli eventi, delle promesse mancate,
dell’eros mortificato, degli amari risvegli,
di una solitudine senz’armi; di pesi asfissianti,
di una vita bloccata, della paura di agire:
sì lo confesso: io smetto, Èmile, ho paura e smetto.
Sarei così florido, Èmile, sarei così florido
se mi sentissi libero, se avessi la possibilità
di essere e di fare, di essere e di fare,
se solo riuscissi… se avessi…

(..eppure non m’arrendo al declino,
non dirò mai addio al mio farmi
poeta organico..)

Letteratura e società,
dal basso riconosco (poesia viva, in mezzo alla gente)
il miracolo quotidiano (se non Dante-Ugolino)
di una vitalità risanatrice (le forze nuove);
i media parlano così insistentemente di realtà
ma a quale lettura caricaturale la riducono:
una mediocre maschera senz’anima ne fanno:
confondono il candore in asprezza, la rabbia in folklore,
il cuore in un gomito! Letteratura e società,
costruisco il mio periodo verbale,
prendo lo stile che mi è congeniale
allo scopo che voglio perseguire; colgo ogni
parola e rumore che sappia farsi letteratura e società:
non ho bisogno del buon gusto,
devo farmi coraggio (abbi fiducia è il leit-motiv
di questo inverno), sono ben cosciente
di pagare con la mia stessa vita (il suo peso,
questo parlare – col tono della leggerezza – sopravvivere):
è letteratura e società, con cui scrivo ora,
se l’arte vuol rimanere viva e vivere,
avere voce, dare speranza, imporre un modello
(concentrati su di te e non perder tempo);
sono solo, e devo farmi coraggio; devo concentrarmi
su di me – solo – e non perder tempo. Amen.

Amo zola senza averlo mai letto

[2008]

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