Amo Zola (Letterati e indifferenti) pt.1

Amo Zola, senza averlo mai letto.

Gli ideali sono un peso,
quando asfissiati si muore soli nella propria camera;
ma se espressi invece fuori moda,
leggeri leggeri (come una macchia)
(ma così radicale) nei toni,
danno possibilità di salvezza;
cerco di ricordare questo
nei momenti di oppressione;
non vorrei mai morire solo e senza fiato, io.

Leggerezza,
intelligente ed erotica,
è quel che servirebbe a questa domestica
cultura ufficiale italiana (provincialismo francese),
ora palude ora secca, bella addormentata –
senza sonni agitati – sempre comoda e
sicura (i posti fissi vanno difesi);
letterati e indifferenti,
e un soffio incessante che dice: apatia,
noia, apatia: peso sulle nostre rotonde teste,
sui nostri poveri cuori: le voci fertili mortificate:
il rinnovamento bloccato (anche i classicisti
non vollero, all’epoca!): i miei eroi emarginati –
così abbandonati, lasciati soli a se stessi
(e senz’alcun reddito di cittadinanza a sostenerli);
letterati e indifferenti, amici e figli di amici (l’ho visto
lì all’università – facevo solo finta di dormire!:
inclusi ed esclusi: pareva il medioevo!),
la ragguardevole luce che emettete
non ha riflesso su questi bagliori di periferia,
in cui abito (perenne escluso), colmi
della solita emarginata sensibilità:
sante verità! ma sconfitte in partenza (ogni periferia);
comodi e sicuri (e indifferenti),
sotto i vostri implacabili colpi muore la Gioia:
parlate di arte con tutta questa austerità (e con
quanta serietà vi prendete sul serio!): una sobrietà
da funerale direi, in cui annega la vitalità artistica
e i suoi poveri artigiani: è un funerale a tutti gli effetti
quello che vedo in diretta tv (e comunque di notte) (uah! scusate
lo sbadiglio, ma di notte, e un funerale! capite bene).
Eppoi le parole! le vostre stramaledette parole:
a chi vi rivolgete! quale lingua mai parlate!
a chi appartengono i vostri discorsi (fumo e arrosto):
un pubblico, un popolo o un mercato?
Ah! la mia rabbia, dove andrà finire!
Non certo tra queste righe macchiate e sporche –
la bellezza è il prezzo da pagare per mantenere
una certa efficacia (ma vana! lo so benissimo).
Letterati e indifferenti,
buoni per esercizi quali bollare “inconsiderabile!”,
o “inoppugnabile!” – e anche, talvolta,“impeccabile!”:
cosa nascerà mai da questi semi intristiti (fumo come arrosto)?
Amici letterati e, dico, indifferenti (dunque),
la vostra illustre e ostentata certezza di una
etichetta di umanisti di carriera,
nati già immobili e sacrosanti,
a cui nulla si può opporre – io infatti muto taccio,
parla la rabbia (i quaderni sono sbiaditi).

Traduco bene e traduco a modo mio
(il nuovo Nuovo Principe sono Io).

[2008]

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