Il destino del poeta

Non posso più tirarmi indietro;

tanto vale ormai bruciarmi con dignità

e magari orgoglio, una volta

capito ciò che si è; a cosa serve

rimpiangere le occasioni perdute

o d’esser nato nel secolo sbagliato;

di non possedere mai abbastanza

denaro o un futuro degno e sicuro;

di non aver più presa sulle ragazze,

se il mestiere del poeta non è più

un mestiere. Il cuore solitario

solo in apparenza è un bel vedere,

e il destino del poeta non è quello

d’innalzarsi sopra tutti né di scrivere

un pianto ininterrotto, produrre

enigmi aristocratici o rifarsi

nuove verginità; ma di scrivere

senza impegno né riconoscenza,

accettare in pace (e sollievo?)

il proprio ruolo divenuto

marginale; forse, concluso.

*

Eppoi aspettare aspettare aspettare…

[2012]

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