Trattatello sulla confusione

La confusione,

io la conosco bene la confusione,

so quali mali distilla questa spietata signora;

che martoriati anni che sono stati questi, per me:

la giovinezza e le sue belle falene: che spreco!

Incondizionatamente” è stato l’avverbio primo

di tutto quello che avrei dovuto scegliere, fare od osare;

il tempo passa correndo ed io “incondizionatamente”

avrei dovuto fare questo e quello, questo e

quello: un distillato di vita! senza cognizione di causa!

Il marketing ha sempre ragione (o ha sempre vinto,

e chi vince ha ragione – o se la compra),

e il postmoderno è allora imposto (o è poesia,

o buon costume, o lettere e casa circondariale).

Ma senza un’adeguata lucidità, chi mai può darmi

un minimo di autorevolezza (l’unico rimedio

è sospirare) (non che ci tenga all’autorevolezza)

(ma dovrò pure tenere alta la testa): la bellezza

è tornata solo razionale, e la mia testa non è

più in grado di concepire un’opera

consequenziale ma solo confusione,

istintiva e vitale – dovrò trasformarla

in una forma di saggezza (spirito

di adattamento: quello che

non mi riesce più di fare).

[2005]

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