Luna (o L’inutilità retorica di un canto alla o Piccola ode alle ragazze in Smart)

Oh che stanchezza e noia, ma devo proprio:

Mia cara Luna, mi sento così solo, stasera;

ma non è più tempo in poesia, di rivolgersi

a te; eppoi non sei più l’unico satellite: oggi,

intorno alla Terra, ce ne sono di tutti i tipi (perfino

la spazzatura s’è fatta spaziale! – no, non è più tempo).

Ma allora (mi chiedo), la solitudine, quella eterna e profonda,

che accompagna i piiiiccoli esseri umani quaggiù

come la si esorcizza, quando ti prende, ad esempio

(come adesso) di notte, al ritorno a casa,

sul viadotto di Corso Francia, e gli Smiths

non bastano più? Quali parole (oggi)

(in poesia) andranno bene? Io,

non ne ho più, o non so più trovarle

(che non le abbia mai trovate?) (mi ricordo,

in settimana, di aver cercato un vecchio libro

sui romantici; la mia solita fame di conoscenza:

già domani non ricorderò nulla di quanto letto;

proprio in questa settimana in cui mi sono chiesto

se non mi sia illuso riguardo la mia identità; che fossi,

in fondo, qualcun’altro, in realtà, qualcosa di più

semplice? – I romantici, su una tale domanda,

c’avrebbero costruito un orgoglio!). Allora,

come si esorcizza un sentimento tanto antico

e così attuale (magari, lui, davvero

universale – faccio una concessione

al mio senso morale); un erotismo leggero, certo;

l’arte, non ho testa in questi giorni; la convivialità umana,

Dio la benedica, ma non può salvare; e ancora? C’è altro,

ricordo: eppure non mi basta; cerco nella macchina

accanto una risposta, nella sagoma scura

che fuma dentro la Smart e sbadiglia (oh! le ragazze in Smart,

le trovo tutte così invitanti! carine e desiderabili;

sarà l’età, o l’infelicità (e lo sguardo? Uno sguardo

così deciso? Quello che sempre a me è mancato);

con gesto carismatico si guarda svelta allo specchietto,

stringe le labbra, le dita sul cruscotto, una mano

con cura e civetteria fra i capelli; immagina un’altra scena,

so leggere nel suo viso; un’altra scena

in cui lei domina e sovrasta, da vera star – ma è questa stessa scena!

è la mia! Io non vorrei che serate fuggevoli, sul lungotevere,

in Smart, fermi nel traffico – non sarebbe più un supplizio

star immobile ad aspettare nel traffico; aspettando il tempo

di un amore vero, un amore nuovo; una passione

bruciata in fretta, ma soddisfatta (aspettando

senza ansia, il tempo di un amore vero, un amore nuovo);

il semaforo è verde; la vedo partire – ancora sagoma – con

la solita fitta di dolore; un ode alle ragazze in Smart,

parrebbe). Non mi basta, dicevo; guido senza pensiero;

è il mio portone, e ti vedo riflessa nel vetro;

dal vetro, davanti il portone, la luna vedo riflessa”.

Ecco ho finito e fatto il mio dovere. Buonanotte.

Questa voce è stata pubblicata in Dizionario dei miti d'epoca e contrassegnata con , , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

Una risposta a Luna (o L’inutilità retorica di un canto alla o Piccola ode alle ragazze in Smart)

  1. icittadiniprimaditutto ha detto:

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...