Roberto Baggio

Nessuno merita il male a questo mondo: siamo tutti d’accordo,

la giustizia deve essere solo giustizia; ma bisogna pur dare

per scontato che i conti non torneranno mai (a questo

mondo): due più due non darà sempre quattro

se sei un colibrì non per forza devi sapere volare;

i più bravi non saranno tutti premiati e vedrai chi non lo merita

avere gioia e riconoscimenti, i buoni perdersi e dannarsi;

lo so, non scopro l’acqua calda: tutto quello che voglio dire

è questo: il destino può riservare qualche brutto scherzo, comunque.

Guardate Roberto Baggio: un tale campione, un tale talento,

una tale umanità: eppure, se osserviamo la carriera

che ha fatto, con tutte quelle tribolazioni, infortuni

e dolori; non avere posto in squadra, gratificazioni e grandi vittorie;

gli ultimi anni in provincia: vi sembra giusto?

Non sarebbe stato più corretto semplicemente godere delle sue bellezze?

(il Calcio gioia nazional-popolare) (la nostalgia mi è dovuta:

i mondiali del ‘94!) (Ah la prima partita persa: giù la critica!

la Norvegia: l’espulsione di Pagliuca, Roberto sostituito:

«Ma questo è impazzito» – lo pensammo tutti) (vincemmo,

quella partita: 1-0, gol di Baggio! ma Dino: «miracolo!»;

venne il pareggio col Messico, il solito Massaro)

(Ah la svolta arrivò con la Nigeria, e in quella maniera!:

all’ultimo secondo, un diagonale come una stoccata: fino

alla vittoria) (sì che da allora alla mia memoria divenne

epico, quel mondiale: divenne letteratura) (Poi la Spagna e la Bulgaria:

Finale!) (e qui, si addice dire “il resto è storia”;

il palo e quello sguardo fisso, lontano, all’orizzonte)

(chi lo vide più un mondiale così; chi lo vide mai il fondo di quello sguardo).

*

Nessuno merita il male a questo mondo: la giustizia

deve essere solo giustizia: d’accordo;

ma due più due non darà sempre quattro:

se sei un colibrì non per forza devi sapere volare.

E sotto questa fermata dell’autobus, che mi vede fermo

con un ombrello rotto e la pioggia scesa improvvisa,

ho lo sguardo perso, e penso al mondo, agli ultimi senza difesa,

al socialismo al tramonto che non offrirà loro più riparo;

penso a un semplice gioco, a me da bambino; penso a Roberto Baggio:

ancora non la rivedo la bellezza di quei movimenti nei campi da calcio,

quell’eleganza rinascimentale nel tocco di palla, quel candore

nel festeggiare un gol. Sotto la pioggia, penso a me

da bambino, allo stato sociale finito, a un uomo solo,

sotto a una fermata, che vorrebbe piangere. Penso a Roberto Baggio.

 *

Ci vorranno cinquant’anni prima che un talento del genere si riaffacci al mondo.

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