Bohéme e Dottor Faust

Ah! il coraggio di scrivere non l’avrò mai!

Quanto preferisco di più

rimanere fermo su un’idea inconclusa,

godermi il suo sapore inespresso,

col volto trasognato,

incantato, la bocca aperta un poco

e la testa inclinata

di lato. Mi gusto così molto di più

il piacere delle mie invenzioni,

lo preferisco al piacere

di vederle scritte su carta – no! non lo eguaglia;

ed è come se avessi in mano, vi giuro!,

grandi capolavori! eccezionali verità,

emozionanti passaggi; a momenti

mi sembrano pagine reali! Ma poi,

alla sera, spenta ogni fatica,

quanto manca alla mia vita:

cosa metto nei conti della giornata? Quanta

strada ho fatto per giungere al mio traguardo?

Il pavimento è sempre un percorso

a ostacoli (ho bisogno, quando sogno

la mia letteratura, di tranquillità, e spazio per camminare;

e di aver chiaro il percorso; è un equilibrio delicato,

basta qualche passo mal fatto, ed è facile

che si finisca sprofondati in qualche disperazione o

lento rimpianto; una tortura! E la magnifica vita d’artista?

Il suo fascino? Dove sono le passioni? le fatali libertà?

gli entusiasmi gioiosi? Amori travolgenti?

Bell’inganno! Intorno,

non li trovo, non li vedo. Mi specchio

la mattina, e la sera, ed è la stessa faccia.

Credete a me: è un mediocre

e volenteroso [impegno] (come riesce,

come viene), la vita d’artista.

La vecchia bohème, è rimasta in soffitta.

*

Avessi la verità di qualche mese fa!

La stabilità non è mai un fatto definitivo,

una volta conquistata; la si deve ricercare

per averla fine a se stessa; mai perseguirla

col desiderio di un progetto a lungo termine.

L’edonismo, lo riconosco, è una brutta parola,

ma visti i tempi, saggia e prudente. Per esempio (a me)

cade tutto dalle mani: cos’era, una matita?

e quell’altro? un filtro? e lì? la fiducia?

Il dio che servi è il tuo desiderio1

Oh è proprio vero, sono così schiavo dei miei sogni.

Desiderare, desiderare, desiderare: e come potrei farne a meno!

Mi dà un brivido pieno, mi rende cosciente di ciò che sono

e ciò che non sono: l’Identità!: chi lo avrebbe mai detto

che sarebbe passata tra queste effimere vie.

Ma ottenere, è tutt’altra faccenda; qui scopro le mie false carte,

la mia scarsa personalità; diciamolo pure: il mio destino.

Ho una mancanza di concretezza da farmi solo ridere, oramai.

Eppoi, cosa potrei fare!, non venderei mai l’anima al diavolo

per ottenere ciò che voglio: non avere è un valore!

No no, ho un’etica ben impiantata nella mia cupiditas

(che insolito e curioso paradosso!). E allora,

il mio è un vivere estetico o un vivere etico?

Ah, ma al mondo questo genere di domande non importano più:

l’abbiamo imparato bene lo strazio che c’è nel vivere

come in un opera d’arte – grave errore: gli esteti, affar loro,

non m’hanno mai impressionato (preferisco le estetiste!).

Ed io infatti mi nascondo (a meraviglia!) dietro le vertigini,

i dolori intercostali, la confusione verbale, le risate a bocca aperta.

Navigo a vista (amarsi e odiarsi, come uno sconosciuto –

distruzione e redenzione sono sempre dietro

il prossimo passo): ma ti dirò: non è niente male: l’avresti creduto?

Oh Arte, credo ancora che tu possa salvarmi,

ma anche la vitamina C me la garantisce, una salvezza.

La salvezza, credimi, è ancora qui, nel mondo.

1Marlowe, Il Dottor Faust, v. ??

 

Questa voce è stata pubblicata in Dizionario dei miti d'epoca. Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...