Dannunzianismi

Leggevo, cose di questi giorni (sbadigliando,
con piena indolenza – era pur sempre dopo pranzo,
e non avevo grandi voglie nella mia anima),
che saranno i minatori inglesi a cacciar fuori la loro
Madre Patria da questa feroce crisi economica (vittime di vittime).
Una bella soddisfazione, ho pensato (cambiando posizione
nel letto – e nell’indolenza, ancora, non vinta)
per la storica classe operaia inglese (in questa storia di furfanti).
Ah la Crisi del Capitalismo!: tutti ne parlano adesso:
titoli e pagine, servizi e dati: sguardi preoccupati
e gesti incerti: indici in calo e spese sociali in bilico (vittime di vittime):
riesumano vecchie teorie e nomi ormai demodè:
perfino Marx appare in questi giorni così chic!
Ma dei loro numeri – la loro matematica – non mi fido affatto
(la fanno sì! diventare un’opinione, questi signori, la matematica).
Ah! no, non mi fido affatto: economisti, banchieri
e buoni faccendieri e quanti altri diavoli del genere.
Gli operai inglesi invece, così tornati in auge
(parevano spariti, e distrutti, dopo la Tatcher),
mi danno altra speranza – e fiducia – con il lavoro manuale,
semplice, vero: mica bolle finanziarie e subprime.
Oh! gli eroi dannunziani! tutto in funzione della loro persona:
il mondo, l’uomo, la bellezza; magari anche Dio!
Henry James negli stessi anni già sapeva quali sberle
avrebbe portato il Novecento a tutte quelle belle pose!
Leggo ne Il Fuoco: “per ottenere la vittoria
su gli uomini e su le cose, nulla vale quanto la costanza
nell’esaltar sé medesimo e nel magnificare
il suo proprio sogno di bellezza o di dominazione”.
Che parole ascoltate oggi!: “magnificare”, “dominazione”,
“esaltar sé medesimo”, “costanza”; così lontane, così attuali, oggi
(così diverso io, mi dicevo, uscendo di casa per trovare un po’ di pace,
mani in tasca; così diverso dicevo, che trovo qualunque pretesto
per attaccarmi e sminuirmi; e le mie avventure poi? Altro che eroi
e pose dannunziane: l’ho saputo da sempre d’essere
da commedia all’italiana, io: Manfredi! Tognazzi!
Quel Gassman! Il più basso Mastroianni! Eccomi, sono io!):
la “volontà di potenza” non è estinta: ma appare ad appannaggio
di imprenditori e star dello spettacolo: la voce della televisione
li esalta: rotocalchi e pubblicità, giornali e affaire scandalistici:
i contemporanei eroi dannunziani: il poeta vater parrebbe oggi!
– caro Friedrich (vorrei dirti, con la malizia che ti meriti,
che trovo fra le tue belle righe), quante risate mi faccio,
dal mio cantuccio in cui vivo, ignorato
dal mondo dell’eterno ritorno televisivo:
eccoli! (caro Friedrich) i tuoi seguaci, tra yacht, ritocchi al laser,
abiti di moda e smorfie misurate (e ben pagate!): avevano
queste sembianze, quando, con la tua seducente prosa,
scrivevi nell’euforia di Torino? Si mostravano così,
le tue potenti visioni? i tuoi eroi del futuro? i vittoriosi satiri?
Intanto i bravi minatori – che parevano fuori “produzione”
(invece erano solo fuori moda) – lavorano sodo, sotto terra,
scavano e producono, e cacceranno con il loro buon lavoro
anche i peggiori speculatori e faccendieri dalle infami
schifezze che c’hanno portato in questo buco nero
(vittime di vittime) nel quale ci troviamo; da soli,
stancando le loro braccia e macchiando i loro polmoni,
e lasciando una misera reversibilità alle loro famiglie.
La peggior crisi dopo il ‘29! tuonano quasi con compiacimento!
E’ quanto servito dal profitto. E dopo? cosa accadrà? si sente tanto dire in giro.
Oh cosa volete che accada, mi viene da rispondere,
in un mondo che porta avanti da millenni un unico, identico, canovaccio:
i divi continueranno a ridere, i minatori a tossire,
gli speculatori avranno salva la pelle, il capitalismo di certo
non affonderà; e anche i banchieri, ora tanto invisi alla pubblica forca,
son sicuro, torneranno di moda tra qualche tempo.

(Io mi fermo, prendo pausa e sospiro;
mi bevo un sano succo di frutta e do un’occhiata al televideo.
Ah, col cuore affranto ripenso alla notte d’amore passata,
a quando t’ero dentro e qualche attimo prima di venire
mi stringevo stretto a te, sentendo il tuo corpo come una consolazione
così rassicurante e pulita; e di nuovo tutto tornava facile e sensato.
Avessimo imparato qualcosa di buono dal Signor Autentico spirito tedesco
(lo avesse imparato d’Annunzio!): la questione della felicità;
l’importanza d’esser se stessi e non cedere all’apatia della vita: gioia e bellezza!,
gioia e bellezza! (per ammiratori e detrattori) (e la mia visione
di gioia e bellezza quale sarebbe? Ho ancora forza di credere?)
I divi continuano a ridere, i minatori a tossire (e qualunque vittima),
gli speculatori la sfangheranno anche stavolta, il capitalismo
di certo non affonderà con questa crisi; i banchieri, ora tanto invisi
alla pubblica forca, son sicuro, torneranno di moda tra qualche tempo.

Questa sera rimetterò a posto il libro di d’Annunzio;
meglio Charles Schultz, per questi tempi di crisi –
un vero grande poeta!

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