Ironia e leggerezza

Usare ironia e leggerezza, in poesia viva,
riciclare, quando scende il panico – come una mannaia,
posso solo questo, come sollievo – al panico – riciclare;
miei eroi, anima della mia generazione,
parlo per voi, che siete stanchi e spossati:
giustizia e gioia! giustizia e gioia!
E’ questo il riscatto.

(Distrazioni! – mie amate –
signore incontrastate della mia giornata, lasciatemi riconoscere:
il lavoro artistico si ciba di libri e di ispirazioni,
e di tanti altri nobili sostentamenti, tutti impegnativi e fondamentali
(e così seri!) certo, ma conta (anche di più!) uscire,
il giorno e la sera; sopratutto, uscire di notte: Roma,
anima mia,
io la conosco la tua notte;
la tua dolcezza – nell’aria e nella terra,
nel barocco e nel cemento,
nel misto di promesse sussurrate e volgarità esaltate,
ai lati di monumenti, strade, vicoli e locali – respira;
e così tante volte l’ho respirata – e la respiro!;
ascoltami bene amico apparso,
solitario ed inafferrabile; uscire vale più di un pretesto,
devi sapere: vale più di un rimpianto; Roma,
ti renderò poesia ogni volta che ti concedi,
a me, senza alcuna riserva!).

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