Bohème

Ah! il coraggio di scrivere non l’avrò mai!

Quanto preferisco di più

rimanere fermo su un’idea inconclusa,

godermi il suo sapore inespresso,

col volto trasognato,

incantato, la bocca aperta un poco

e la testa inclinata

di lato. Mi gusto così molto di più

il piacere delle mie invenzioni,

lo preferisco al piacere

di vederle scritte su carta – no! non lo eguaglia;

ed è come se avessi in mano, vi giuro!,

grandi capolavori! eccezionali verità,

emozionanti passaggi; a momenti

mi sembrano pagine reali! Ma poi,

alla sera, spenta ogni fatica,

quanto manca alla mia vita:

cosa metto nei conti della giornata? Quanta

strada ho fatto per giungere al mio traguardo?

Il pavimento è sempre un percorso

a ostacoli (ho bisogno, quando sogno

la mia letteratura, di tranquillità, e spazio per camminare;

e di aver chiaro il percorso; è un equilibrio delicato,

basta qualche passo mal fatto, ed è facile

che si finisca sprofondati in qualche disperazione o

lento rimpianto; una tortura! E la magnifica vita d’artista?

Il suo fascino? Dove sono le passioni? le fatali libertà?

gli entusiasmi gioiosi? Amori travolgenti?

Bell’inganno! Intorno,

non li trovo, non li vedo. Mi specchio

la mattina, e la sera, ed è la stessa faccia.

Credete a me: è un mediocre

e volenteroso impegno (come riesce,

come viene), la vita d’artista.

La vecchia bohème, è rimasta in soffitta.

da “Miti d’Epoca”

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