L’impulso alla vita III (o Ascoltando Chopin)

Meraviglioso questo sublime suono

che ci tiene insieme, legati al braccio

e al cuore e ci fa sognare la perfezione;

essere immerso qui con te all’Opera,

con i cori ed i fiati e gli altri strumenti

e tutto il coro; eppure resto scontento;

vivo come fa una nota in un pentagramma,

lo sento, ecco come vivo ancora; sarà ordinato

e in buona armonia, ma non mi libera

nessuna conoscenza, viva conoscenza;

preferisco essere stonato e vibrare

di un suono sbagliato, ma vibrare

Dio santo!, vibrare di un suono mio;

non essere al servizio di un controllo continuo

che mi è dato e che tu mi imponi ogni giorno.

Ecco come mi sento, ad ascoltare

musica in questo eterno monumento del bello

e dove uno Chagall colorato ci copre dall’alto.

Finito il terzo tempo, salto l’incontro e volo

in fondo al viale, a bermi una bella birra

in boccale. Bel finale, per una romanza classica!

[2014]

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L’etica del poeta

Scusate la lunga assenza, a volte anche l’anima va in vacanza (ho sentito dire).
Ecco la poesia di questa settimana:

Non è superiore il poeta che vive
del proprio mestiere (semmai
ce ne siano ancora – ma parlo
in generale dell’artista), si rifiuta
e resiste con ostinazione al mondo,
con orgoglio manifesta
la propria esistenza unica ed elevata;
no, superiore – e degno – è oggi
il poeta (e l’artista dico in generale)
che si confonde e si arrende,
e magari non si definisce più tale –
il poeta-lavoratore! meglio se precario,
poeta-operaio o poeta-impiegato
(anche poeta immaginario!, se vogliamo);
col tempo alla mano, stretto
e costretto tra un impegno pressante
e un amore maldestro, sul finir
di giornata in affanno e confusione;
mai poeta puro o solo poeta (certo un poeta solo)
(e così parlando, in generale, parlo dell’artista);
che scrive di notte, o di straforo il giorno
su qualche foglio strappato male,
nascosto, dopo ore spese chissà dove;
ore di tensione, dubbiose, in apprensione – senza le dure
certezze dell’artista di professione (nemmeno
dell’artista hobbysta – così tale definito
ho letto una volta; il quale lo preferisco
di gran lunga all’artista professionista,
vivo ed integro – di quale integrità io parlo?
ma di quella in società! La sola e unica
accettata – non l’economica, a quella
hanno diritto le rock-star, maledette certo
ma con albergo pagato – a me tocca ancora l’ostello).
In sintesi, ecco la mia frase finale, esemplare:
«Sì! al poeta impegnato, ma in un lavoro! povero lavoro,
precario e non specializzato; artista imbarazzato».

Infine, il poeta davvero superiore a tutti,
è il poeta che rinuncia a scrivere un verso.
Quello poi, non ha paragoni con nessuno!

[2014]

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Design I (o Gli amanti del)

Gli amanti del design sono persone
capaci e risolute; professionisti
riusciti e felici, hanno risolto (di solito)
il problema della casa – il problema
della proprietà, intendo (chi mi capisce
sa bene di cosa parlo!); per questo
con animo sollevato e maturo,
possono occuparsi di quali forme
e colori dare alla propria abitazione
e poter così invitare amici e colleghi;
i quali, grati, portano piatti fatti in casa
e bottiglie da stappare, in cene eleganti
e soft, candele accese e colti sottofondi
musicali, discussioni intellettuali dal vago
sapore retrò (e un margine di popolare,
che non fa mai male): loro, professionisti
tutti, riusciti e felici; non come me,
che vivo delle braccia
e la notte scrivo – svogliato.

Mi viene alla mente quella coppia
conosciuta anni fa al Pigneto.
Ballavano tango e fumavano sigari,
suonavano il pianoforte e parlavano
di conflitti politici in paesi lontani;
simpatici e sagaci, padroni di casa
veri e gentili, anche se distaccati.
Le dinamiche di classe erano evidenti,
così come le mie mancanze (sopratutto
di posizione e denari e ambizioni).
Sono rimasto qualche ora, mangiando
con gusto ma senza darlo a vedere:
l’atavica fame di figlio del populino
deve mantenere un certo riserbo dopotutto.
Il proprietario ha dibattuto a lungo
su un appunto che avevo fatto e concluso
il discorso con una battuta a effetto
che tanto ha divertito; se lo poteva
permettere, lui, l’aspetto regale,
vivo e brillante; era un intellettuale,
nel senso vero intendo, che vive cioè
del suo lavoro cerebrale; non come me,
che vivo delle mie braccia e scrivo la notte
di nascosto e un poco mi vergogno.

Ed io, che non sono più sincero
sulle mie frustrazioni e fingo nuovi
sogni, di design non mi posso occupare,
che confondo un muro maestro da un cartongesso,
e per questo giravo all’aperto la notte
come un camaleonte ignorando ed ignorato,
camminando senza curarmi se freddo e vento
cadevano dal cielo o avessi qualcuno di lato.
In quel tempo, non avevo amori,
o solo mezzi amori, ed era un guaio,
perché la solitudine mi era incolmabile,
ed il freddo passava la giacca, la maglia
e credo passasse anche la pelle, le ossa;
un piccolo amore sarebbe stato un bell’inganno
per la mente (ed il cuore). Meglio ancora,
un bell’appartamento, per certezza e calore!
– meglio perfino di un intero amore (sicuro!).
Ma chi se lo poteva permettere. Chi se lo può
tutt’ora permettere! Non certo io,
che vivo delle mie braccia e la notte
scrivo – lottando col terrore.

Gli amanti del design sono persone
capaci e risolute; han risolto (di solito)
il problema della casa – il problema
della proprietà, intendo; non come me,
che progetto e sogno e mai m’impegno,
e la notte scrivo, quasi piangendo.

[2012-15]

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Estate III

Veniva la sera,
era l’ora perfetta
per tirare il fiato, fatto
a quel tempo di polvere
e sudore, di uno stanco lavoro
giornaliero in magazzino,
a estate esplosa, scomposta
e tirata dall’afa. Mi diceva (la sera):
«Esci! Esci su! Andiamo facciamo
usciamo!: cerchiamo insieme
quello per cui tanto ti affanni e preghi:
è estate, non si spreca una stagione simile!».
Ma rientrando poi a casa, ogni volta,
a notte fonda, quanto mi sentivo cretino!
la sveglia alle sei – dopo poche ore.
Quanto diventava un inganno,
quell’incedere sibillino sentito,
esattamente come il fresco che trovavo
al mattino. «Bel fresco», mi dicevo.
Già per l’ora di pranzo mi calava
un sonno vivo nel caldo soffocante
di mezzogiorno, senz’aria né sollievo
con ancora quattro ore di lavoro! Eppoi il ritorno!
Questa è stata una delle mie estati.

[2013]

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Frammento di una discussione

Frammento d’una discussione:
«… e lo diceva Platone, del resto …»;
faccio questo a questo modo
così acquisto perentorietà;
altrimenti, chi mi considererebbe;
l’ho visto fare, lì all’università,
di continuo, una citazione dietro l’altra.
Ma con Platone, sarei certamente creduto,
chi oserebbe mai contraddirmi
(ancor di più se fosse
George Clooney!).

[2005]

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Design II

L’utopia del design è cosa quasi fatta,
l’uguaglianza planetaria è in corso d’opera,
non ci vorrà molto ancora, basterà solo
aspettare l’ultimo cinese in ritardo di omologazione
e poi via. Quale prodotto, quale vestito, quale cibo?
Non ha più importanza tutto questo, la tradizione
ha smarrito il suo luogo di nascita, il racconto
di una storia, il prodotto tipico locale; chiunque
lo può cullare nel proprio territorio, farne vanto
di natalità. Le differenze, il folklore, l’epica popolare:
sono valori vecchi e inattuali: l’universale
solo resiste, valore morale (e presa elettrica al cellulare!)

L’utopia del design è cosa quasi fatta,
e la nuova uguaglianza planetaria
si basa su luci, glamour, merci e stragi,
così somiglianti ogni giorno di più.

[2013]

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Social network (o Il rimosso)

Le polemiche e la dialettica in rete
hanno le stesse dinamiche di quelle
di un paese di provincia: il villaggio globale!
Difatti si dice, ora capisco il motivo.
Si comincia piano, con grado, dall’appunto acuto,
dal pettegolezzo incerto e si finisce all’insulto
aperto; le dicerie prendono fuoco in un lampo,
e tanto lasciano sul terreno che fumo e nient’altro
che fumo. Ed io ancora le leggo! Intere giornate!,
certe volte, passate a navigare inutilmente,
sopratutto quando ho un impegno da sbrigare,
un compito da concludere o una decisione da prendere.
Le trovo sprecate le mie energie quando mi metto
così a girare (ma sempre dopo me lo dico!
sempre dopo!): da subito rimpiango quel tempo
dedicato, il lampo dell’ispirazione presto spento
per leggere quel commento su Facebook,
l’articolo che tratta di una lontana cretinata
o l’ultimo acquisto fatto nel calcio-mercato.
E’ un piacere strano, quello del navigare in rete:
come un sollievo amaro, trovo; qualcosa d’importante
viene messo di lato, nascosto, in sospeso; è la voce
del rimosso, quel dolore passato, l’oggetto dell’inconscio,
il consiglio autentico per risolvere il nodo che da tempo
aspettiamo e neghiamo: sono più leggero
e sollevato certo, dopo; eppure ho sempre
quella sensazione, a chiusura di sessione,
di un’occasione mancata (ennesima occasione).

[2013]

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